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domenica 8 maggio 2011

EcoFriends da Zoes.it



Qualche mese fa mi è arrivato un gentile commento sul mio profilo posizionato su Zoes.it. La cosa mi è passata inosservata, ora però rileggendola mi ha fatto molto piacere e penso che sia un ottimo feedback per questo piccolo blog che sta crescendo in maniera esponenziale ed in maniera sorprendente. La cosa la passo così direttamente senza alcuna censura. Questo è il post:

Un tuo parere

Ciao Doomer,

qualche giorno fa abbiamo lanciato il comunicato stampa che segue.
Siamo molto interessati al parere del consumatore e ci piacerebbe sapere cosa ne pensi
grazie :)
ef
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Come Coop può aumentare la trasparenza della filiera attraverso l’uso di pallet ecologici. La riflessione e la proposta di Ecofriends.

La grande distribuzione ha un ruolo rilevante nel promuovere azioni di riduzione degli impatti ambientali derivanti da produzione, commercio, consumo e smaltimento dei prodotti che entrano nelle case dei consumatori. Infatti essa, scegliendo dei prodotti piuttosto che altri, orienta lo stile di vita dei cittadini.

Ciò è in linea con quanto espresso dalla Commissione Europea, la quale, nella comunicazione sul piano d'azione "Produzione e consumo sostenibili", afferma che i dettaglianti si trovano in una posizione di forza per attraverso le loro modalità di funzionamento e catene di fornitura, orientando con ciò i comportamenti dei consumatori. A livello nazionale, le indicazioni Europee sono state recepite dal Ministero dell’Ambiente che ha ribadito la necessità di intervenire presso la grande distribuzione promuovendo strumenti che favoriscano queste scelte d’acquisto verso i consumatori.

COOP, la più grande catena distributiva italiana, è stata recentemente premiata dalla Federazione “Consumers International” come “migliore catena della grande distribuzione in Europa” per quanto riguarda la responsabilità sociale d’impresa. Alla base del riconoscimento c'è la certificazione etica SA8000, uno standard che si basa sulle convenzioni dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, e si rifà alla Dichiarazione dei diritti umani ed alla Carta dei diritti del fanciullo.

COOP si impegna da sempre a garantire che dietro ogni prodotto ci siano il rispetto per l’ambiente e per i diritti umani, la sicurezza alimentare e la salute dei suoi clienti. Un’attenzione che si traduce nei prodotti a marchio Coop, in una serie di azioni di riduzione del proprio impatto sull’ambiente e nel coinvolgimento dei propri fornitori. COOP ha presentato recentemente il progetto Promise, sostenuto dall’UE, che ha lo scopo di rendere evidente il potere d’influenza nella diffusione di scelte responsabili dei produttori, distributori, ed enti locali.

Ecofriends - associazione che si pone come punto d’incontro tra chi produce eticamente e chi consuma responsabilmente - all’interno della Campagna “Filiere Sostenibili”, propone una riflessione sulla necessità di maggiore trasparenza dell’intera filiera.

Partendo dalla lettera di una mamma-consumatrice preoccupata per il futuro dei propri figli, Ecofriends pone degli interrogativi:

1. I prodotti della Grande Distribuzione sono realmente tracciati dalla produzione fino all’arrivo nelle case dei consumatori?
2. Offrono veramente qualità, sicurezza e trasparenza in ogni fase produttiva come troviamo spesso scritto nelle confezioni dei prodotti?
3. L’attenzione alla trasparenza nei confronti dei consumatori si accompagna realmente all’equità sociale durante tutto il processo produttivo?
4. Siamo certi che la Grande Distribuzione sia realmente preoccupata di garantire legalità e tracciabilità anche per ciò che riguarda l’imballaggio?

Ad esempio i prodotti che acquistiamo si muovono sui pallet, pedane in legno utilizzate per trasportare merci di vario genere. Assicurarne la tracciabilità è
essenziale per garantire al consumatore igiene, sicurezza e salute; è questo uno dei modi per garantire continuità alla qualità.

Il problema può sembrare banale ma due semplici constatazioni possono aiutare a comprendere l’entità del fenomeno:

1. In Italia vengono prodotti annualmente circa 70 milioni di pallet in legno, il cui costo entra a far parte del prezzo dei prodotti che ciascuno di noi acquista;
2. Il mercato illecito del pallet che dilaga nella grande distribuzione genera ogni anno una frode fiscale pari a 400 milioni di euro, di cui il consumatore è spesso complice involontario.

Per il consumatore di oggi conta non solo il prodotto in sé ma anche ciò che vi sta dietro: l’imballaggio, il trasporto, la tutela dei lavoratori e lo smaltimento; per questo non può rimanere insensibile e passivo di fronte a tali dati sconcertanti ma deve pretendere maggiore trasparenza.

Da recenti indagini del “Consumer’s Forum” è emerso che oggi il consumatore è più consapevole, più responsabile e competente rispetto al passato: oltre il 70% chiede prodotti meno inquinanti ed etichette con informazioni più utili, e quasi il 65% reclama il rispetto dei diritti.

Le decisioni di acquisto e consumo si stanno marcatamente spostando verso un’attenzione alla qualità: aumenta la richiesta di beni a forte valenza relazionale, che manifestano un legame con il territorio di provenienza e il cui processo produttivo è rispettoso dell’ambiente.

Inoltre da un’indagine effettuata da Coop sui suoi consumatori è emerso che il 70% degli intervistati acquista abitualmente prodotti eco-sostenibili, più del 50% affida la propria scelta alla marca e al punto vendita ma presta comunque attenzione alle caratteristiche etiche e ambientali dei prodotti.

Quindi Coop ha un potenziale ancora inespresso in questo senso, se consideriamo che potrebbe coinvolgere anche i fornitori di pallet nel suo percorso, garantendo trasparenza sulle caratteristiche dell’imballaggio per assicurare qualità, benessere e sostenibilità lungo tutta la filiera.

Infatti il pallet ecologico non è un semplice strumento per trasportare le merci ma rappresenta molto di più: è un progetto a favore dell’ambiente: è un importante mezzo per comunicare i valori connessi al prodotto che trasporta, per garantire continuità alla loro trasparenza e qualità ed è un portatore di valori ambientali e di sostenibilità lungo l’intera filiera.

Per questo Coop avrà una visione sistemica solo quando considererà anche l’imballaggio terziario per promuovere e comunicare la sua attenzione alle esigenze ambientali, perché il pallet ecosostenibile è il luogo dove simboli e segni si fanno portatori immediati di un’identità territoriale e di nuove valenze culturali.

Lo sviluppo di packaging terziari ecologici permette al consumatore di riconoscere, valutare, apprezzare e infine scegliere un prodotto. Solo allora il consumatore riconoscerà maggiore valore e dignità al prodotto COOP piuttosto che ad un altro, diventando alleato del produttore ed entrando a far parte della catena produttiva come co-produttore.

Redazione Ecofriends




sabato 27 febbraio 2010

Il mercato è come un motore...

Il sistema mercato è come un motore, un meccanismo, che neanche le teorie del buon vecchio Keynes, potrà mai fermare?..

..Una domanda di questi tempi che si chiedono
in tanti. Penso però che come tale gli debba dato
respiro, un po' ossigeno periodicamente per raffreddare, per oliarsi, perchè si di "moto perenne
e positivo insito"..

Il commercio è un flusso di figure, che si collegano tra loro tramite la comunicazione ed il passaggio d'informazioni, merceleogie, capitali, plusvalori e profitti, compravendite e soddisfazione in tutti i flussi.

I personaggi che sono coinvolti durante l'apertura domenicale, sembra stupido ma non solo i clienti e venditori....

Se pensiamo all'apertura domenicale come ad un "flusso" in questo caso "festivo",
a me come consumatore semplice mi viene in mente di considerare tutto il tragitto
che fa la merce che acquisto.

Cominciamo dal fornitore che tramite le commesse invia della merce al magazzino Coop più vicino per essere lavorate e smistate ai negozi.

I negozi ricevono la merce dal magazzino, la vendono, assumono personale, riscuotono il prezzo finale con il relativo "ricarico di processo".

Ma di questi tempi il "ricarico di processo" è molto ridotto rispetto agli anni passati.
(questa è un altra storia, però)...

Cosa vediamo da queste poche righe?...Se chiudiamo la domenica un punto vendita, chi starà bene?..

Stanno solo bene chi ha il negozio chiuso, ed i clienti. Ma se si vuol parlare di famiglia,
essa è presente in tutti i livelli del flusso commerciale, come entità astratta e di forte peso, pronta a presentarsi alla prima occasione.

Perciò, chi vive verso "la fonte del flusso", sto parlando dei magazzini, per esempio, quelli che riforniscono i negozi, si troverebbero penalizzati verso il resto del canale, perchè rifornirebbero comunque soloun certo numero di negozi, che devono per turno rimanere aperti, non uniformandosi, giustamente in taluni casi alle necessità dell'onda di flusso ed alle dichiarazioni roboanti di mercato..
Se in ballo vi sono delle "commesse", è chiaro che vi siano dei contratti, dove vi sono
quest'ultimi sono presenti degli obblighi da mantenere e rispettare, al 1000x1000.
Cerchiamo perciò, dove sia possibile salvaguardare tutti, in egual misura e coerentemente...

(foto: fonte originale Logd.it)


sabato 13 febbraio 2010

Non siamo solo portatori del borsellino!

Si dice ci sia una crisi economica nel mondo!...
In verità chi sta da sempre male è sempre al palo,
mentre chi mangiava prima troppo, vorrebbe solo
mangiare di più, adesso...

Questo è il vero senso della crisi attuale. Si nota
benissimo che è impostata "ad hoc" da un sistema
economico mondiale, che vede i suoi profitti calare
e che si vede attaccato ai fianchi da una crescita
sconsiderata di una concorrenza anche sleale ed
improvvisa, da parti di figure oscure od inedite.

Quello che si nota come consumatori è che la
"qualità" è molto calata generalmente in tutto quello
che è commercializzato. Si tende di più a "macinare"
non guardando più alla qualità. Obbiettivo finale è
sempre il profitto?..Possibile?..

Anche nel mondo cooperativo noto che il senso del
profitto è entrato prepotentemente, anche se fin ad
ora questo era l'anima del commercio, in taluni
personaggi del mercato ecoomico, non era evidenziato
e reso pubblico, ma sommessamente coperto dai
valori personali finalizzati alla collettività, al risultato
del bene comune.

Come si fa a perdere il senso di Cooperativa?..Se io
fermassi i clienti di un punto vendita Coop non saprebbero
nessuno che cosa significhi essere "socio"!...
Ancor di più se lo chiedessi a chi lavora in una cooperativa
non saprebbe rispondermi cosa voglia significare essere
socio di cooperativa.

Noto un atomizzazione delle città, della società, delle idee.
L'uomo sembra perdersi dietro a sirene che non lo porteranno
a nulla, se non all'indebolimento sociale, psicologico e fisico.
Il perdersi di coesione, di valori non può portare che verso
alla sconfitta.

In soldoni, perchè non voglio fare nessuna predica, essere
parte attiva o passiva in una cooperativa è secondo me
raggiungere un obbiettivo finale insieme, collaborando
"insieme" per raggiungere l'obbiettivo sperato.

Io voglio trovare solo i prezzi bassi alla coop, o stare bene
con la salute mangiando i prodotti a marchio Coop?..Voglio
essere etico, solidale, paritetico con il mondo dei consumi
e me ne sbatto e non ho rispetto neanche per me?...
Chi ha peccato scagli la prima pietra...Diceva qualcuno..

Ma questo è solo l'apparenza, il vile aspetto dottrinale del
termine, ormai diventato desueto per il nuovo Millennio con
una crisi economica, dove il senso di qualità del prodotto finito
cala inequivocabilmente in un appiattimento dell'offerta e di scarsa
innovazione psico-tecnica nell'offerta. Mi annoia...
Mi annoia trovare in un negozio 10 prodotti tutti uguali ma
con un marchio diverso, mi appassiona trovare 10 prodotti
diversi sicuri per la mia famiglia e la mia salute..

Tutti tendono a far per così dire "cassa", tendono a portare soldi
al proprio borsello, magari sottraendolo anche a chi di quei pochi
soldi vive. Perchè, ahimè!..E' il sistema che impone questo
uroboro sociale..

Qui si può riprendere il discorso dei ricarichi sui beni finiti,
sulla concorrenza, sull'offerta, sulla qualità ed altro...Ma quello
che che certo non si può riprendere è la nostra coscenza, il
rispetto. Per fortuna non è solo la cooperazione, ma è tutto il
mondo, se vogliamo essere un po' egoisti nel pensiero...

Dove è il senso della cooperazione, è diventata solo un'arma
di propaganda?..Non è mai esistita?..Non associamo il termine
solo ad un aspetto ristretto politico e di fazione, che qui non
c'entra. Cooperazione è stringersi tutti attorno ad un sogno,
che per molti, che non ci credono, non potrà mai che essere
una "realtà mai sogno"..

La cooperazione deve ritornare come etica di fondo nella filiera
del consumo,nei momenti peggiori si deve acuire, come si dice:
"bisogna serrare i ranghi!!"...Quello che sento alla cassa quando
vado a fare la spesa è un grande "individualismo" che rende solo
deboli davanti all'avversità della vita.

Ho visto negli anni che i nomi di alcuni supermercati sono rimasti
invariati, altri hanno mutato spesso il loro marchio. Sintomo della
fluttuazione del mercato, e della debolezza aziendale, direbbero
alcuni...Sbagliato...Una cosa più sbagliata a mio avviso non si
poteva dire.. "Manca l'amore per il proprio settore, il rispetto
per il proprio posto di lavoro, il ringraziamento da parte dei datori
di lavoro ed il rispetto delle loro proprietà"..

Essere una cooperativa, attenzione non vuol dire essere di sinistra
o bianchi, o neri; o solo questo....
Ma vuol significare un pieno rispetto per tutti gli elementi di una filiera,
e per i portatori di portafoglio.

Come consumatore finale mi piacerebbe essere rispettato di più, e mi
piacerebbe vedere che gli altri consumatori finali rispettassero magari
ciò che usano, partecipando di più cosa stanno facendo..

"Perchè non siamo solo i portatori del "borsellino". Siamo essere umani,
Siamo proprio come voi...